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Sale e Ambienti2018-05-07T18:40:32+02:00

SALE E AMBIENTI

Biblioteca

La biblioteca conserva libri molto antichi, tra cui alcune pregevoli cinquecentine,  opere di autori latini, da Cicerone a Seneca fino a Orazio, Livio e Tacito,  nonché quelle dei classici della letteratura italiana, da Dante a Petrarca fino a Manzoni. Uno specifico settore è dedicato alla storia pontificia e alla Questione Romana  del 1870 allorquando  la capitale fu occupata dalle truppe sabaude. Degni di nota  i voluminosi libri mastri rilegati in pelle che riportano i dati delle entrate e delle uscite del patrimonio di famiglia.
Sull’ingresso è il dipinto in memoria di Camillo Massimo, padre di Filippo.

Cappella

La cappella è uno degli spazi architettonici più rilevanti del castello. Filippo Massimo Lancellotti affermò di averla edificata per amore dell’arte e la salvezza della propria anima e di averla dedicata alla Beata Vergine Maria e a San Filippo Neri il 27 agosto 1882. Tuttavia i lavori proseguirono ben oltre quella data e il campanile fu concluso solo nel 1909, come indica la data sulla bandieruola.

La cappella si presenta come una congerie di stili: dal paleocristiano al bizantino, dal romanico al gotico. La facciata è preceduta da un protiro marmoreo strombato con leoni stilofori, sormontato da un bel rosone. Sull’ architrave, in una semilunetta, è raffigurata la città di Nola protetta dai Santi Felice e Paolino. Sulle pareti della cappella sono dipinte scene di miracoli francescani illustrati con didascalie anch’esse dipinte. In controfacciata, ai lati del portone d’ingresso, due piccole acquasantiere marmoree ricomposte su leoni stilofori.

Sulle parete sono dipinti l’edificazione e la consegna ai frati francescani del convento di S. Giovanni in Palco nel 1396 da parte del conte di Nola Nicolò Orsini e la successiva riconsacrazione nel 1747.

La volta del catino absidale accoglie un dipinto che imita un antico mosaico in stile bizantino. Al centro è il Cristo Pantocratore affiancato da Filippo Massimo Lancellotti, da Elisabetta Aldobrandini e dai suoi figli.

Cortili

Chiostrino
Posto tra la cappella e la biblioteca, il chiostrino, di forma quadrangolare è scandito da cinque piccole arcate per lato, con è un elemento di chiara ispirazione monastica. Ci appare come un perfetto luogo di meditazione: aperto verso l’alto e chiuso al clamore del mondo esterno.

Giardino

Interni

E’ la camera da letto dei genitori del ricostruttore del Castello, Filippo Massimo Lancellotti. L’arredamento, coerentemente con l’architettura del castello, è ispirato all’eclettismo. Vi ritroviamo infatti il letto a baldacchino retto da colonne neo-classiche, la sedia in stile dantesco-savonarola, la culla di ispirazione tardo-barocca, non diversamente dalla bella cornice dello specchio posto sul tavolo tipo “fratino”. Completano un armadio posto di fronte al letto e dei sediolini bassi innanzi la finestra.
La stanza aveva in origine una maggiore profondità, poi ridotta per far spazio ad un corridoio realizzato con la parete in legno alle spalle del letto in modo da consentire, da ogni camera, un accesso indipendente ai servizi per evidenti esigenze di intimità e riservatezza.

La sala, dal finto cassettonato a decorazioni dorate, è caratterizzata da pareti dipinte a fasce verticali gialle e rosse con arabeschi e motivi vegetali che si completano nel fregio con raffigurazioni di animali dal significato allegorico.
Sul fondo della sala risalta un camino su cui fu dipinta da Francesco Leonardi, nel 1873 la figura allegorica di Roma. Particolari suoi attributi sono riferibili innanzitutto agli stretti rapporti della famiglia Lancellotti con ambienti papali richiamati dalla tiara e dalle chiavi di San Pietro che la matrona reca nella mano sinistra e nell’iscrizione “Roma caput mundi”. Il ramoscello di lauro stretto nella mano destra, invece, è simbolo di riconoscenza al paese di Lauro di cui divennero feudatari.

Prende il nome dal colore delle pareti, sulle quali sono riprodotti gli stemmi della famiglia Lancellotti e quello di Elisabetta Aldobrandini, moglie di Filippo Massimo Lancellotti.
Un elemento che poco si intona alla sala, è il grande focolare di tufo, aggiunto dagli inglesi durante il secondo conflitto mondiale allorquando il Castello fu requisito ed utilizzato come base militare.
Sulle porte, invece, notiamo dei tipici e raffinati elementi in ceramica, albarelli, una tempo utilizzati per contenere spezie o preparati medicinali, qui, riutilizzati come portacandele.
Il salone si apre sul grande terrazzo meridionale con vista panoramica sull’intera Valle.

Questa è l’altra camera da letto, detta anche stanza del cardinale per il colore rosso cardinale in cui è dipinta. Al centro un letto a baldacchino con pennacchi ad adornarne la parte alta. Lo scrittoio a scarabattolo con i piedi che rievocano quelli di un capriolo; di fronte al letto un comò.

In fondo alla stanza, nei pressi della porta è conservato un paravento con stemma della famiglia Lancellotti.

E’ la sala più importante del castello,  molto ampia ed illuminata da sei finestre. Era l’antica sala di rappresentanza, dove venivano ricevuti gli ospiti di riguardo e avevano luogo feste e solenni cerimonie di corte. Prende il nome dalle armi disposte sulle pareti: elmi, lance, alabarde, corazze. Al centro del soffitto pende un grande lampadario bronzeo raffigurante il sole. Nel fregio in alto alle pareti, sono dipinti gli stemmi delle famiglie che ebbero signoria su Lauro, dai Sanseverino ai Lancellotti, tra essi sono incorniciate vedute di ville e palazzi posseduti dai Lancellotti. Addossato alla parete meridionale  è un camino dal gusto barocco su cui campeggia il verso di Tibullo “assiduo luceat igne” (“risplenda di continuo fuoco”).

Sulla parete settentrionale, invece, il dipinto che ricorda l’incendio appiccato dalle truppe francesi al castello il 30 aprile 1799.

Sala ludica, utilizzata per il gioco delle biglie. Il soffitto a cassettoni è decorato da borchie color oro. Le pareti sono in colore verde per intonarsi al panno del tavolo da gioco presente al centro della stanza. Ai lati del tavolo panche lignee sovrastate dallo stemma della famiglia Lancellotti.

La saletta conserva i resti di una portantina riutilizzata come scaffale e il calco in gesso dei Santi Patroni di Lauro: Rocco e Sebastiano. Al centro il plastico architettonico del castello che mostra lo stato dei luoghi dopo l’incendio del castello del 1799 e prima della ricostruzione avviata a partire dal 1870 da Filippo Massimo Lancellotti.

Le Mura

Scuderia

Sulla parete, al centro della scuderia, di fronte al portale di impronta classica, emerge lo stemma della famiglia Lancellotti ricomposto con ferri di cavallo ortopedici. Tra quattro antiche carrozze, diverse per caratteristiche ed epoca, si impone la scultura lignea di un cavallo. L’arredo dell’ambiente è completato da finimenti e bardature di vario genere assieme a vari tipi di selle, tra queste, quella “all’amazzone” riservata alle donne.
Lungo le pareti gli stalli e le mangiatoie sul cui fondo sono murate scodelle in ceramica secondo un uso fine e raro. All’esterno, invece, compare un grande abbeveratoio in pietra e un poggiolo per favorire la salita a cavallo.